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Colloquio con l’AI: 7 prompt per arrivare preparati senza sembrare preparati dall’AI

Kung-Fu Lab

Hai trovato un annuncio interessante, hai inviato il CV e, contro ogni previsione catastrofica costruita dal tuo cervello, ti hanno chiamato.

Hai un colloquio. Parte immediatamente il rituale: rileggi l’annuncio quindici volte, cerchi l’azienda su Google, controlli il profilo LinkedIn del recruiter e provi a immaginare tutte le possibili risposte alla domanda “Mi parli di lei”.

Poi apri ChatGPT e scrivi: “Preparami per il colloquio.”

L’intelligenza artificiale, diligente come sempre, ti restituisce una risposta piena di frasi tipo “sono una persona dinamica, orientata ai risultati e predisposta al lavoro in team”.

Perfetto. Ora sembri esattamente come altri ottocento candidati.

Il problema non è usare l’AI per prepararsi. Anzi, può diventare un ottimo strumento per analizzare l’offerta, organizzare le esperienze e simulare le domande del recruiter. Il problema nasce quando le permetti di trasformarti in un comunicato stampa aziendale con le gambe.

Ne abbiamo già parlato negli articoli su come l’AI sta cambiando i colloqui di lavoro e su come prepararsi a un colloquio con l’AI. Questa volta, però, passiamo direttamente alla pratica.

Ecco sette prompt da copiare, personalizzare e utilizzare per arrivare al colloquio con le idee chiare, senza imparare a memoria una personalità che non ti appartiene.

Prima regola: dai informazioni vere, non chiedere magie

L’AI lavora con quello che le fornisci. Se le dai una richiesta generica, riceverai una risposta generica. Se le dai l’annuncio, il tuo CV, alcuni esempi e un obiettivo preciso, il risultato sarà molto più utile.

Non serve scrivere prompt lunghi come una tesi. Servono soprattutto:

  • un ruolo chiaro;
  • un contesto;
  • materiali reali;
  • un obiettivo preciso;
  • indicazioni sul formato della risposta.

In altre parole: non limitarti a “chattare”. Impara a dare istruzioni. Nel nostro articolo sul Prompt Engineering per trovare lavoro trovi un approfondimento completo su come costruire richieste più efficaci. E, soprattutto, non inserire dati personali o informazioni riservate che non sono necessarie. Prima di incollare CV, email o documenti, elimina indirizzi, numeri di telefono e dati sensibili.

Ora possiamo iniziare l’allenamento.

1. Usa l’AI per capire cosa cerca davvero l’azienda

Gli annunci di lavoro sono un genere letterario particolare.

A volte sono chiari. A volte sembrano scritti mettendo insieme tre ruoli, cinque livelli di seniority e la lista dei desideri di tutto il dipartimento.

Prima del colloquio, devi distinguere ciò che conta davvero da ciò che è stato inserito perché “nel dubbio mettiamolo”.

Il prompt

Agisci come un recruiter esperto nella selezione di profili per il ruolo di [RUOLO].

Analizza l’annuncio di lavoro e il mio CV che inserirò qui sotto. Non inventare competenze, esperienze o informazioni mancanti.

Restituiscimi:

  1. le cinque competenze più importanti richieste dall’annuncio;
  2. le esperienze del mio CV che dimostrano ciascuna competenza;
  3. gli eventuali requisiti sui quali potrei essere considerato meno forte;
  4. cinque domande che il recruiter potrebbe farmi per verificare questi aspetti;
  5. le parti dell’annuncio che dovrei chiedere di chiarire durante il colloquio.

Usa un linguaggio diretto e concreto. Se un’informazione non è presente, scrivi “informazione non disponibile”.

ANNUNCIO:
[INCOLLA L’ANNUNCIO]

CV:
[INCOLLA IL CV]

Perché funziona

Non stai chiedendo all’AI di decidere se sei “abbastanza bravo”. Le stai chiedendo di aiutarti a collegare ciò che l’azienda cerca con ciò che hai realmente fatto.

Potresti scoprire, per esempio, di avere già sviluppato una competenza richiesta durante un progetto universitario, un tirocinio o un’attività di volontariato, ma di non aver mai pensato di raccontarla.

Lo stesso lavoro può essere fatto anche prima della candidatura. Nell’articolo su come usare l’AI per scrivere un CV a prova di recruiter trovi altri consigli per rendere più chiaro il collegamento tra esperienze e posizione.

Attenzione, però: evidenziare una competenza è diverso dall’inventarla. Se l’annuncio chiede SQL e tu hai aperto Excel due volte, non siete ancora la stessa cosa.

2. Studia l’azienda senza recitare la pagina “Chi siamo”

Alla domanda “Perché vuoi lavorare con noi?”, rispondere “perché siete un’azienda leader e innovativa” non è tecnicamente sbagliato. È solo la stessa risposta che riceveranno da quasi tutti.

L’AI può aiutarti ad analizzare il sito, la pagina LinkedIn, le interviste e i contenuti pubblicati dall’azienda. Ma devi darle fonti concrete e chiederle di non riempire i vuoti con la fantasia.

Il prompt

Devo sostenere un colloquio con [AZIENDA] per il ruolo di [RUOLO].

Analizza esclusivamente i testi e le informazioni che ti fornirò. Non aggiungere dati che non puoi ricavare dalle fonti.

Individua:

  1. i principali prodotti, servizi o progetti dell’azienda;
  2. tre temi o valori che emergono più spesso nella comunicazione;
  3. quali aspetti possono essere collegati al ruolo per cui mi candido;
  4. due motivazioni specifiche e credibili che potrei esprimere durante il colloquio;
  5. cinque domande intelligenti da fare al recruiter o al responsabile del team.

Le motivazioni devono partire dalle informazioni fornite e dal mio percorso, senza usare frasi come “azienda leader”, “ambiente dinamico” o “realtà innovativa”, a meno che non siano accompagnate da un esempio concreto.

FONTI SULL’AZIENDA:
[INCOLLA TESTI DAL SITO, PROFILO LINKEDIN, ARTICOLI O ANNUNCIO]

IL MIO PERCORSO E I MIEI INTERESSI:
[INSERISCI LE INFORMAZIONI]

Perché funziona

Conoscere un’azienda non significa memorizzarne l’anno di fondazione o recitare la mission aziendale come se fosse una poesia di Natale.

Significa capire cosa fa, come comunica e perché quella specifica opportunità potrebbe avere senso per te.

Anche i social possono aiutarti a raccogliere segnali sul modo in cui un’organizzazione racconta il lavoro, i progetti e le persone. Ne abbiamo parlato nell’articolo su come Instagram, TikTok e gli altri social possono aiutarti a trovare lavoro.

Ricorda comunque che i contenuti online mostrano una parte dell’azienda. Il colloquio serve anche a verificare se ciò che viene comunicato corrisponde alla realtà.

3. Prepara “Parlami di te” senza imparare un monologo

“Parlami di te” sembra una domanda facile. Poi inizia il colloquio e improvvisamente non sai più se partire dalle scuole elementari, dal tuo ultimo progetto o dalla passione per il calcetto nata nel 2009.

L’errore opposto è farsi scrivere dall’AI un discorso perfetto e impararlo a memoria. Il risultato è spesso una presentazione rigida, piena di parole che non useresti neanche sotto minaccia. Chiedile invece di aiutarti a costruire una traccia.

Il prompt

Aiutami a preparare la risposta alla domanda “Parlami di te” per un colloquio come [RUOLO].

Prima di elaborare la risposta, fammi cinque domande, una alla volta, per capire:

  • il mio percorso;
  • le esperienze più rilevanti;
  • le competenze che voglio valorizzare;
  • perché mi interessa questo ruolo;
  • quale stile comunicativo uso normalmente.

Dopo le mie risposte, crea:

  1. una scaletta in cinque punti;
  2. una versione da circa 60 secondi;
  3. una versione da circa 90 secondi.

Usa parole semplici e vicine al mio modo di esprimermi. Non inserire aggettivi generici come “dinamico”, “solare”, “determinato” o “orientato ai risultati” se non sono accompagnati da un fatto concreto.

Non scrivere un testo da imparare a memoria: indicami anche quali parti posso variare a seconda dell’interlocutore.

Perché funziona

Una buona presentazione non deve raccontare tutta la tua vita. Deve aiutare chi ti ascolta a capire tre cose:

  • da dove arrivi;
  • cosa sai fare;
  • perché sei lì.

Il prompt obbliga l’AI a raccogliere prima le informazioni e a scrivere dopo. Sembra un dettaglio, ma fa una grande differenza.

Quando rileggi il risultato, elimina tutto ciò che non diresti davvero. Se una frase ti fa sentire come il protagonista di una pubblicità sulle assicurazioni, probabilmente va riscritta.

4. Trasforma le esperienze in esempi concreti con il metodo STAR

Durante un colloquio, dire “so lavorare in gruppo” vale poco.

Raccontare di quando hai coordinato quattro persone, gestito un ritardo e consegnato il progetto in tempo vale molto di più.

Il punto è che spesso abbiamo esempi interessanti, ma li raccontiamo male: partiamo da troppo lontano, aggiungiamo dettagli inutili e dimentichiamo di spiegare cosa abbiamo fatto noi.

Il metodo STAR aiuta a organizzare la risposta in quattro parti:

  • Situation: qual era il contesto;
  • Task: quale compito o problema dovevi affrontare;
  • Action: che cosa hai fatto concretamente;
  • Result: quale risultato hai ottenuto o cosa hai imparato.

Il prompt

Voglio preparare esempi concreti per un colloquio usando il metodo STAR.

Le competenze che probabilmente verranno valutate sono:
[INSERISCI LE COMPETENZE]

Intervistami su una competenza alla volta. Per ciascuna, chiedimi di raccontare un’esperienza reale e fammi domande di approfondimento se mancano:

  • il contesto;
  • il mio obiettivo;
  • le azioni svolte personalmente;
  • le difficoltà incontrate;
  • il risultato;
  • ciò che ho imparato.

Quando hai abbastanza informazioni, organizza l’esperienza nel formato STAR.

Non aggiungere numeri, risultati o responsabilità che non ti ho comunicato. Restituisci prima una scaletta sintetica e poi una possibile risposta orale di massimo 90 secondi, usando un tono naturale.

Perché funziona

L’AI non deve inventare l’esempio. Deve aiutarti a tirarlo fuori e a rimetterlo in ordine.

Puoi usare anche esperienze non lavorative, soprattutto se sei all’inizio del percorso: progetti universitari, associazioni, sport, volontariato, lavori stagionali e attività personali possono raccontare molto del tuo modo di affrontare problemi e responsabilità.

La domanda giusta non è sempre “Ho già fatto quel lavoro?”. A volte è: “Quando ho già dimostrato quella competenza?”.

5. Simula il colloquio, ma chiedi all’AI di non essere gentile per forza

Leggere una lista di domande non equivale a rispondere davvero.

La simulazione diventa utile quando l’AI ti fa una domanda alla volta, aspetta la risposta, approfondisce i punti vaghi e ti restituisce un feedback specifico.

Non quando ti assegna un rassicurante “Ottima risposta!” dopo che hai parlato per sette minuti senza arrivare al punto.

Il prompt

Simula un colloquio realistico per il ruolo di [RUOLO] presso [AZIENDA].

Usa l’annuncio e il mio CV come riferimento.

Comportati come un recruiter professionale ma esigente:

  • fammi una domanda alla volta;
  • aspetta sempre la mia risposta;
  • se rispondo in modo vago, fammi una domanda di approfondimento;
  • alterna domande motivazionali, comportamentali e tecniche coerenti con il ruolo;
  • non suggerirmi la risposta mentre la simulazione è in corso;
  • non lodarmi automaticamente.

Dopo otto domande, dammi un feedback da 1 a 10 su:

  1. chiarezza;
  2. pertinenza;
  3. presenza di esempi concreti;
  4. capacità di sintesi;
  5. autenticità;
  6. comprensione del ruolo.

Per ogni area, indicami un punto efficace e una cosa precisa da migliorare. Non riscrivere tutte le mie risposte in stile perfetto: aiutami a correggerle mantenendo il mio modo di parlare.

ANNUNCIO:
[INCOLLA]

CV:
[INCOLLA]

Perché funziona

Il feedback generico non serve. “Sii più sicuro” non ti dice cosa cambiare. “Hai impiegato troppo tempo prima di arrivare all’esempio” sì.

Ripeti la simulazione più volte, magari chiedendo all’AI di cambiare interlocutore:

  • primo colloquio con HR;
  • colloquio con il responsabile;
  • colloquio tecnico;
  • incontro finale con il team.

E prova a rispondere ad alta voce. Scrivere una risposta brillante con venti minuti a disposizione è molto più facile che formularla mentre qualcuno ti guarda in silenzio su Teams.

6. Allenati sulle domande che speri non arrivino

Tutti vogliamo prepararci a parlare dei punti di forza.

Poi il recruiter chiede:

“Perché hai lasciato il tuo ultimo lavoro?”

“Come mai c’è un periodo vuoto nel CV?”

“Qual è il tuo principale punto debole?”

“Quali sono le tue aspettative economiche?”

Ed ecco il cervello che chiude tutte le finestre senza salvare.

L’AI può aiutarti a preparare risposte sincere e ordinate anche sui temi delicati. Non deve inventare una giustificazione elegante: deve aiutarti a dire la verità in modo professionale.

Il prompt

Aiutami a preparare le domande più difficili per il mio prossimo colloquio.

La situazione che temo di dover spiegare è questa:
[DESCRIVI IL CAMBIO DI LAVORO, IL PERIODO DI INATTIVITÀ, UN RISULTATO NEGATIVO, UNA COMPETENZA MANCANTE O UN ALTRO TEMA]

Il ruolo è:
[RUOLO]

Fai prima tutte le domande necessarie per comprendere il contesto, senza formulare subito la risposta.

Poi proponimi tre possibili strutture:

  1. una risposta molto breve;
  2. una risposta più completa;
  3. una risposta da usare se il recruiter chiede ulteriori dettagli.

Le risposte devono:

  • essere sincere;
  • evitare di parlare male di ex aziende, colleghi o responsabili;
  • non nascondere il problema;
  • mostrare cosa ho imparato o cosa sto facendo per migliorare;
  • usare parole che potrei pronunciare davvero.

Segnala qualsiasi passaggio che potrebbe sembrare difensivo, evasivo o costruito.

E per lo stipendio?

Puoi aggiungere:

Aiutami anche a preparare una risposta alla domanda sulle aspettative economiche. Prima chiedimi quali informazioni conosco su retribuzione, benefit, seniority, responsabilità e situazione attuale. Non propormi una cifra senza dati sufficienti.

Parlare di retribuzione non significa essere venali. Significa affrontare una parte normale del processo di selezione con consapevolezza.

Se questo passaggio ti mette particolarmente in crisi, leggi anche il nostro approfondimento su come parlare di stipendio a un colloquio senza sudare troppo.

7. Fai il controllo finale anti-robot

Hai analizzato l’annuncio. Hai preparato gli esempi. Hai simulato le domande. Ora manca il passaggio più importante: controllare che le risposte sembrino ancora tue.

Perché l’AI ha alcune abitudini difficili da perdere.

Ama “le sfide stimolanti”.

Adora “i contesti dinamici”.

Vive per “mettere a frutto le proprie competenze”.

E considera ogni azienda “una realtà solida e innovativa”.

Il controllo anti-robot serve a eliminare le frasi che suonano bene sullo schermo ma malissimo dette ad alta voce.

Il prompt

Ti fornirò alcune risposte che ho preparato per un colloquio.

Analizzale come un editor, senza modificare i fatti.

Evidenzia:

  1. le frasi troppo generiche;
  2. le espressioni aziendali o artificiali che difficilmente userei parlando;
  3. le risposte troppo lunghe;
  4. i passaggi privi di esempi;
  5. eventuali ripetizioni;
  6. le affermazioni che sembrano esagerate o poco credibili.

Per ogni problema, spiegami perché potrebbe indebolire la risposta e suggerisci una versione più semplice e naturale.

Alla fine, trasforma ogni risposta in una scaletta di massimo cinque punti. Voglio ricordare i concetti, non imparare un copione.

Mantieni il mio tono e non aggiungere competenze, risultati o motivazioni nuove.

RISPOSTE:
[INCOLLA LE RISPOSTE]

La prova definitiva

Leggi la risposta ad alta voce.

Se inciampi sulle parole, semplificala.

Se non ricordi cosa viene dopo, probabilmente è troppo costruita.

Se ti sembra che potrebbe pronunciarla chiunque, aggiungi un esempio personale.

Se non sei d’accordo con quello che c’è scritto, cancellalo. Sì, anche se l’AI sostiene che sia “strategicamente efficace”.

L’AI deve allenarti, non sostituirti

Il colloquio non è un esame in cui vince chi indovina la formula esatta.

È una conversazione in cui entrambe le parti cercano di capire se esiste un possibile match.

L’AI può aiutarti a:

  • leggere meglio l’annuncio;
  • riconoscere le tue esperienze più rilevanti;
  • organizzare risposte confuse;
  • simulare domande;
  • individuare punti deboli;
  • arrivare con domande più intelligenti.

Non può decidere al posto tuo perché desideri quel lavoro. Non può creare esperienze che non hai vissuto. E soprattutto non sarà lì quando il recruiter abbandonerà la lista di domande e ti chiederà qualcosa di completamente inatteso.

Prepararsi non significa controllare ogni secondo del colloquio. Significa conoscere abbastanza bene il proprio percorso da riuscire a raccontarlo anche quando la conversazione prende una strada diversa.

Usa l’AI come uno sparring partner: può fare domande, mettere alla prova le risposte e mostrarti dove abbassi la guardia. Ma sul ring, alla fine, ci sali tu.

E dopo il colloquio?

Prenditi qualche minuto per annotare:

  • quali domande ti hanno fatto;
  • dove ti sei sentito sicuro;
  • quali risposte sono state poco chiare;
  • cosa vorresti migliorare prima del prossimo incontro.

Puoi usare l’AI anche per analizzare questi appunti e costruire un nuovo allenamento. E, se il processo non dovesse andare come speravi, chiedere una restituzione può comunque aiutarti a crescere.

Nel nostro articolo sul feedback dopo un rifiuto spieghiamo perché una risposta concreta può fare la differenza anche quando il colloquio non si chiude con un’offerta.

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Il prossimo colloquio potrebbe essere più vicino di quanto pensi. E no, “sono una persona dinamica e orientata ai risultati” non sarà necessario.

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