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Come parlare di stipendio a un colloquio senza sudare (troppo)

Silvia Protelli

Arriva sempre quel momento. Colloquio che sembra andare bene, annuisci sicuro, sorriso professionale… e poi:

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“Parliamo di stipendio.”

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Silenzio. Battito accelerato. Cervello che improvvisamente decide di andare in ferie.

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Parlare di stipendio a un colloquio è uno dei momenti più temuti, soprattutto per candidati junior. Non perché non sia legittimo, ma perché nessuno ci ha mai insegnato come farlo. E così si improvvisa e magari anche male.

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Vediamo come affrontare il tema stipendio senza sembrare insicuri, aggressivi o, peggio, completamente impreparati.

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Perché lo stipendio non è un tabù (anche se sembra)

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Partiamo da una verità semplice: le aziende si aspettano che tu voglia parlare di stipendio.

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Non sei maleducato, non sei venale, non stai rovinando l’atmosfera: stai facendo una domanda normale in un processo normale. Il problema non è se parlarne, ma come.

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Molti candidati junior evitano giustamente l’argomento per paura di:

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  • Sembrare troppo focalizzati sui soldi;
  • Essere scartati;
  • Dire la cifra “sbagliata”.

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Risultato? Accettano offerte che non li soddisfano o si pentono dopo tre mesi e possiamo dire che no, non è una strategia brillante.

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Quando è il momento giusto per parlare di stipendio

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Tempismo > coraggio. In genere, parlare di stipendio ha senso quando:

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  • Il ruolo è chiaro;
  • Le aspettative sono allineate;
  • L'azienda ha capito cosa sai fare.

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Spesso il tema emerge dal secondo colloquio in poi, oppure direttamente dall’HR. Se ti viene chiesto subito, non è una trappola: è un modo per capire se siete sulla stessa lunghezza d’onda.

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E se non te lo chiedono? Puoi farlo tu, con naturalezza, verso la fine del processo. Chiedere informazioni non significa pretendere.

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“Qual è la tua aspettativa salariale?” (ecco come rispondere)

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Questa è la domanda che manda in tilt mezzo LinkedIn.

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Errore numero uno: sparare un numero a caso.
Errore numero due: dire “non lo so, ditemelo voi”.
Errore numero tre: giustificarsi come se stessi chiedendo un favore.

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Molti candidati, spesso junior, commettono errori come:

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  • Chiedono meno “per sicurezza”;
  • Si scusano mentre parlano di soldi;
  • Accettano tutto per paura di perdere l’occasione;
  • Non collegano lo stipendio alle competenze.

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Una buona risposta parte sempre da un range, non da una cifra secca. Dimostra che ti sei informato e che sei flessibile.

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L’idea è comunicare:

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  • Consapevolezza del mercato;
  • Apertura al confronto;
  • Interesse per il ruolo, non solo per il numero.
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Il messaggio implicito deve essere: “Ho fatto i compiti. So cosa sto cercando. Parliamone.”

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Non fermarti allo stipendio o alla RAL, considera il total reward

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Durante il colloquio, quando ormai si è entrati nello spinoso tema "soldi" e ti viene chiesto che RAL (Retribuzione Annua Lorda, ovvero il costo totale annuo che un datore di lavoro sostiene per un dipendente, prima delle detrazioni fiscali e contributive (IRPEF e INPS), includendo stipendio base, tredicesima, quattordicesima e eventuali premi fissi) vorresti, non considerare solamente l'aspetto economico.

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Abbiamo intervistato Andrea Fabris, Responsabile Employer Branding di PwC Italia, al nostro Coffee con l'HR (puoi guadare tutte le puntate su YouTube qui) e la sua risposta in merito è stata quella di considerare non solo il mero denaro, ma il total reward che l'azienda può offrire.

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Ad esempio, è bene considerare i benefit, bonus, parte fissa e parte variabile che l'azienda può offrire e dopodiché, consultare piattaforme e siti dedicati per comprendere quale sia il target a cui puntare, in base ovviamente alla propria seniority ed esperienza.

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