

C’è una domanda che prima o poi si fa chiunque stia cercando lavoro (o lo stia già facendo): “Ma io, quanto valgo davvero?”
La risposta breve è: dipende.
La risposta utile è: dipende dal mercato del lavoro, non dall’autostima del lunedì mattina.
Capire quanto vali sul mercato del lavoro in termini di stipendio è uno dei primi passi per evitare brutte sorprese ai colloqui, richieste fuori scala o – peggio – accettare offerte al ribasso solo perché “meglio di niente”. Spoiler: spesso non lo è.

Partiamo da un punto fondamentale: il tuo stipendio non definisce il tuo valore come essere umano. Respira. Possiamo andare avanti.
La RAL (retribuzione annua lorda) è una variabile economica, non una pagella emotiva. È il risultato dell’incontro tra:
Puoi essere bravissimo, motivato, pieno di potenziale… e comunque non essere ancora nel range salariale dei tuoi sogni. Non perché non vali, ma perché il mercato funziona così e capirlo è liberatorio e anche molto strategico.
Se stai cercando di capire quanto chiedere di stipendio, devi sapere che le aziende non tirano i numeri a caso (ok, quasi mai). Ci sono alcuni fattori chiave che incidono più di altri.
Il ruolo è il primo: lo stesso profilo può valere cifre molto diverse se parliamo di marketing, IT, HR o logistica. Subito dopo viene il settore: tech, consulenza, industria e servizi non giocano allo stesso campionato.
Poi c’è la seniority. Junior, junior avanzato, mid… non sono etichette decorative, ma fasce di mercato. Anche la localizzazione conta: lavorare a Milano, in full remote o in una PMI di provincia può cambiare parecchio il range.
Infine, le competenze. Quelle vere, spendibili subito. Non quelle “ho fatto un corso una volta”.
Fai qualche ricerca su internet, fatti aiutare dall'intelligenza artificiale per avere report veloci e consulta ricerche di mercato. Ti aiuteranno per avere un'idea chiara di quanto possa essere lo stipendio che ti meriti e avere una base di partenza.
Uno degli errori più comuni è pensare: “Chiedere quanto guadagnano gli altri è brutto”.
Invece, è molto utile, perché confrontarsi con:
ti permette di costruire un’aspettativa realistica. Questo ti permette di orientarti, altrimenti rischieresti di muoverti a sensazione, e il mercato del lavoro odia le sensazioni. Come detto, se non sai qual è il range, sei tu quello in svantaggio al tavolo della trattativa.

Altro punto spesso sottovalutato: le aziende pagano il valore attuale, non quello potenziale.
Sì, hai voglia di crescere. Sì, impari in fretta. Sì, sei super motivato. Ma lo stipendio iniziale si basa su ciò che sai già fare in autonomia.
Questo non significa accontentarsi per sempre, ma capire da dove parti. La vera mossa intelligente è chiedersi: “Cosa devo imparare per valere di più tra 6–12 mesi?”
Ed è qui che entra in gioco la strategia, non la fortuna. Affidati a tool e segnali che possono aiutarti a capirlo, come:
Non è una scienza esatta, ma è un puzzle e più pezzi metti insieme, più l’immagine diventa chiara.
La cosa importante è non presentarti mai a un colloquio senza un’idea di range, anche approssimativa, ma tua.
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