C’è stato un momento, negli ultimi anni, in cui bastava dire “intelligenza artificiale” per far partire una standing ovation da sala riunioni. Poi sono arrivati i test, i prompt, i chatbot, i prototipi, le demo da “wow” e, subito dopo, la domanda più importante: ok, bello… ma adesso come lo usiamo davvero?
È qui che la conversazione diventa interessante. Perché l’AI non è più solo la tecnologia da provare quando si ha un pomeriggio libero e un caffè forte a portata di mano. Sta diventando un pezzo concreto del lavoro, delle aziende, dei processi e delle competenze richieste a chi vuole costruire una carriera nel mondo tech.
Ed è proprio su questo terreno che si inserisce la partecipazione di Sopra Steria al Talent Lab Tech di Kung-Fu Lab, un appuntamento pensato per connettere aziende visionarie con profili tech giovani, curiosi e pronti a fare la differenza nel mondo della tecnologia.
Dalla GenAI “wow” alla GenAI che crea valore
La Generative AI ha acceso l’immaginazione di tutti. Scrive testi, riassume documenti, genera immagini, supporta analisi, velocizza attività ripetitive. In pratica: il collega super veloce che però, ogni tanto, va controllato perché può inventarsi cose con la sicurezza di chi ha appena vinto un talent show.
Sopra Steria racconta bene questa evoluzione: il tema oggi non è più chiedersi se la GenAI funzioni, ma come portarla oltre la fase sperimentale, dentro processi reali, misurabili e scalabili. Nel settore bancario europeo, ad esempio, l’87% delle iniziative GenAI punta all’efficienza operativa, mentre il 48% dei progetti resta ancora bloccato nella fase pilota. Tradotto: tante aziende hanno iniziato a sperimentare, ma non tutte sono riuscite a trasformare quei test in valore di business stabile.
E questo è un messaggio prezioso per chi studia informatica, data science, cybersecurity, ingegneria, design digitale o discipline STEM: il futuro non appartiene solo a chi sa usare un tool, ma a chi capisce come inserirlo in un sistema più grande.
Dove si gioca oggi la sfida GenAI
La lezione è semplice: l’AI non è magia. È più simile a una palestra. Se la usi una volta sola, ti sembra incredibile. Se vuoi risultati veri, servono metodo, costanza e qualcuno che sappia impostare bene gli esercizi.
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Agentic AI: quando l’AI smette di aspettare istruzioni
Uno dei passaggi più interessanti raccontati da Sopra Steria riguarda l’Agentic AI. Se la GenAI risponde a un prompt, l’Agentic AI può agire in modo più autonomo: definire obiettivi dentro un perimetro, imparare, adattarsi, prendere iniziative, collaborare con le persone ed eseguire azioni per conto dell’utente. Sopra Steria fa un esempio molto chiaro: una GenAI può scrivere un’e-mail o riassumere un testo; un sistema agentico può arrivare a cercare, prenotare e persino pagare un volo seguendo un obiettivo.
Qui il gioco cambia. Non stiamo più parlando solo di strumenti digitali, ma di collaboratori intelligenti da inserire nei flussi di lavoro. Bello? Sì. Delicato? Anche. Perché più l’AI diventa autonoma, più diventano importanti fiducia, controllo, etica, sicurezza e responsabilità.
Sopra Steria sottolinea infatti la necessità di supervisione umana e di controlli adeguati. Nei suoi contenuti cita anche l’implementazione di un comitato di governance AI per valutare i casi d’uso da prospettive diverse: protezione dei dati, aspetti legali, rischio ed etica.
Per un giovane talento tech, questo significa una cosa molto concreta: il lavoro del futuro non sarà solo “scrivere codice” o “usare l’AI”. Sarà progettare sistemi che funzionano bene, ma anche sistemi di cui ci si può fidare.
Le competenze tech cambiano: spoiler, non basta “saper promptare”
C’è una frase che sentiamo spesso: “L’AI ci ruberà il lavoro”. Detta così fa un po’ trailer distopico su Netflix. La realtà, come sempre, è più complessa e più interessante.
Secondo Sopra Steria Next, la GenAI non sta solo introducendo nuovi strumenti: sta cambiando le attività, le professioni e le competenze. Alcune mansioni verranno automatizzate, altre saranno arricchite, altre ancora richiederanno nuove skill. Il punto centrale diventa quindi capire quali competenze restano solide, quali rischiano di perdere valore e quali stanno emergendo.
Nel loro approccio, Sopra Steria Next e Neobrain propongono una metodologia in tre fasi: diagnosi dell’impatto dell’AI sulle attività, analisi delle competenze e transizione verso una Skill-Based Organization, cioè un’organizzazione basata sulle competenze.
Detta senza slide da consulenza: non conta più solo il titolo del ruolo, conta quello che sai fare davvero.
Per chi sta entrando ora nel mondo del lavoro, questa è una notizia enorme. Perché apre spazio a profili ibridi, curiosi, capaci di imparare velocemente. Persone che magari partono dallo sviluppo software ma capiscono anche i dati. O che studiano UX ma sanno dialogare con team AI. O che lavorano sulla cybersecurity e comprendono i rischi dei sistemi generativi.
AI-by-Design: costruire bene, non solo costruire in fretta
Un altro concetto chiave è quello di AI-by-Design. Sopra Steria descrive una nuova fase di maturità dell’AI aziendale: l’intelligenza artificiale non può più essere trattata come un plug-in messo lì “perché fa innovazione”. Deve essere progettata fin dall’inizio dentro processi, architetture, responsabilità e obiettivi chiari.
Questo significa farsi domande molto pratiche:
- Quale problema risolve questa AI?
- Chi controlla gli output?
- I dati sono pronti e affidabili?
- Il sistema è sicuro?
- I costi sono sostenibili?
- L’azienda resta libera o dipende da un solo fornitore?
- Cosa succede se il modello sbaglia?
Sono domande meno scintillanti di “guarda cosa ha generato il chatbot”, ma sono quelle che distinguono un progetto serio da un esperimento finito nel famoso “pilot graveyard”, il cimitero dei progetti pilota: funzionano una volta, poi nessuno li adotta davvero. Sopra Steria individua proprio in mancanza di governance, dati non pronti, costi di inferenza e architetture chiuse alcuni ostacoli all’industrializzazione dell’AI.
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Perché questo conta al Talent Lab Tech
Il Talent Lab Tech non è solo un momento per “conoscere aziende”. È un’occasione per capire che tipo di tech company, consulenza digitale e trasformazione organizzativa esistono là fuori.
Sopra Steria porta dentro questo contesto una visione molto attuale: l’AI non come scorciatoia, ma come disciplina. Non come effetto speciale, ma come infrastruttura. Non come minaccia al lavoro umano, ma come leva per ripensare ruoli, processi e competenze.
Per un giovane talento tech, incontrare una realtà che ragiona in questi termini significa vedere da vicino cosa succede quando la tecnologia esce dai tutorial e arriva nel mondo reale. Quello dove ci sono vincoli, dati sporchi, legacy system, normative, clienti, sicurezza, budget, utenti finali e deadline che non perdonano. In pratica: il livello difficile del videogioco, ma anche quello in cui si impara davvero.
Il profilo tech del futuro? Curioso, solido e un po’ esploratore
La buona notizia è che non serve sapere già tutto. Anzi, nel mondo dell’AI chi pensa di sapere già tutto di solito è quello da cui conviene allontanarsi con calma.
Serve però allenare alcune competenze chiave:
- Pensiero critico
Per non prendere ogni output dell’AI come oro colato.
- Competenze tecniche solide
Coding, dati, cloud, cybersecurity, architetture software, automazione.
- Capacità di lavorare in team multidisciplinari
Perché l’AI non vive solo nell’IT: tocca business, HR, legal, operations, marketing.
- Etica e responsabilità
Per progettare tecnologie utili, sicure e sostenibili.
- Mentalità da apprendimento continuo
Perché quello che oggi è nuovo, domani sarà base. E dopodomani probabilmente avrà già cambiato nome.
Il futuro tech non si guarda, si costruisce
L’intelligenza artificiale sta entrando in una fase più adulta. Meno fuochi d’artificio, più fondamenta. Meno hype, più impatto. Meno “proviamo questo tool”, più “costruiamo qualcosa che funzioni davvero”.
La partecipazione di Sopra Steria al Talent Lab Tech di Kung-Fu Lab racconta proprio questo: il futuro digitale non nasce solo dalle tecnologie, ma dalle persone che imparano a usarle, governarle e migliorarle.
Per i giovani tech, questa è una chiamata interessante. Non serve aspettare “il momento giusto” per entrare nella trasformazione digitale. Il momento è già qui. E, spoiler: ha bisogno di menti curiose, mani sporche di progetti veri e tanta voglia di imparare.
Vuoi capire dove può portarti il tuo talento tech?
Partecipa al Talent Lab Tech, incontra Sopra Steria e scopri da vicino come l’AI sta cambiando il lavoro, le competenze e le opportunità di domani. Il prossimo passo potrebbe sembrare piccolo. Ma anche il miglior algoritmo, alla fine, parte sempre da una prima riga di codice.


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